Avishai Cohen e Sarah Jane Morris concludono in bellezza

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Una serata finale all’ insegna di grandi nomi del Jazz e della musica. Il primo concerto previsto è quello di Avishai Cohen alla tromba con Roberto Gatto alla batteria e Rosario Bonaccorso al . Subito dopo salirà sul palco la grande interprete Sarah Jane Morris. Già dai sound check si intuisce che la piazza sarà “sold out” . Un gran finale, come è giusto che sia per una edizione importante come la Ventesima. Ma ecco cosa abbiamo ascoltato e visto!
Ore 21:30 Avishai Cohen – Roberto Gatto special Trio

Avishai Cohen: tromba
Rosario Bonaccorso: contrabbasso
Roberto Gatto: batteria
Avishai Cohen è come se quadrasse un cerchio: il suo modo di suonare è modernissimo. Il suo fraseggio è pulito e senza sbavature. Riesce a rendere la pienezza armonica dei brani che esegue atterrando strategicamente su note “chiave” che danno l’ orientamento, nonostante (in questo caso) il trio non preveda né pianoforte né chitarra, ovvero, appunto, la parte “armonica” dell’ ensemble. E’ un trombettista indiscutibilmente innovativo: eppure ha un mood in cui è percepibile un legame (creativo) con la tradizione. Al Percfest esordisce con “Our love is here to stay” e poi continua per un’ ora e mezzo ad incantare il pubblico con brani originali e non. Con lui Roberto Gatto, che è in stato di grazia e interagisce con gusto e con garbo ed energia, a seconda del clima (ed è un clima variabilissimo, per fortuna); e Rosario Bonaccorso, che mostra tutta la sua forza di Jazzista puro e forte nei dialoghi e negli assoli grintosi e negli scambi proficui con quella tromba spettacolare e con la batteria di un vecchio amico come Gatto. La loro intesa è evidente e giova all’ assetto generale del Trio.
L’ equilibrio tra i tre musicisti è perfetto: il che non è facile da ottenere, se pensate proprio a quella “mancanza” del pianoforte. Potrebbe prevalere il suono della batteria: ma non accade. Potrebbe scomparire il contrabbasso: ma non accade. La tromba potrebbe decidere di urlare per prevalere sulla batteria: ma non accade. La musicalità complessiva del trio è costante,  in ogni brano presentato, sia che esso sia malinconico e struggente, sia che prevalga un adrenalinico , sia che esso sia centrato in senso “drammatico”: in questo caso abbiamo ascoltato la tromba indugiare sulla dominante, assumendo il timbro di una vera e propria voce umana, per poi cadere in una tonica volutamente non centrata. Il contrabbasso in quel momento ha vibrato di note ribattute per sottolineare la tensione emotiva, in un crescendo in cui la batteria ha centrato il groove perfettamente con battiti destrutturanti ma incalzanti. Questo si chiama “interplay” , e quando lo si ascolta dal vivo, si ha un’ esperienza bellissima.
Di “Peace” di Horace Silver viene centrata l’ essenza emozionale, innanzitutto da Cohen, che con la sua tromba rimane su un volume sommesso e disegna piccoli tocchi intimi e intensi. Durante il complesso e intenso assolo  di contrabbasso, in cui Bonaccorso sfodera tutte le sue doti di jazzista puro, le misurate incursioni della tromba sono volte a centrare totalmente il riferimento armonico. La batteria è elegante e morbida. E la citazione del volo del calabrone è un geniale diversivo per sciogliere la tensione.
Un concerto esaltante, bello da ascoltare, denso di spunti e mai monocorde: la piazza premia il trio con applausi, sorrisi e un’ atmosfera elettrizzante .

 

Ore 2230: Sarah Jane Morris

Sarah Jane Morris, vocals
Tim Cansfiels, chitarra
Tony Remy, chitarra

Quando sale sul palco Sarah Jane Morris emana da subito un carisma che quasi acceca. E’ una questione di personalità, che trapela dallo sguardo, dalle movenze, dal modo di porsi verso il pubblico.. E, non appena comincia a cantare, dalla sua voce possente e dal timbro indimenticabile. Anche perché l’ impianto armonico creato da una simile voce accompagnata da due chitarre è certamente particolare, nonostante sembri il più naturale del mondo: in fondo una cantautrice la immaginiamo accompagnata prima di tutto con la chitarra.
Il realtà la Morris ha una voce talmente potente ed aspra e dal timbro “rotondo” che l’ effetto è tutt’ altro che usuale . Si comincia con “Into my arms” di Nick Cave  e subito salta all’ occhio quanto sia enorme la sua capacità di interpretare il materiale che decide di affrontare. E al di la del suo indiscusso impegno sociale, umano, politico, il messaggio insito nelle sue canzoni esce fuori a colori sgargianti, arriva forte e chiaro anche se non comprendi esattamente il testo della canzone: perché Sarah Jane Morris è espressiva, interpreta, non canta soltanto. La sua voce racconta molto più delle parole.
E forse è anche per questo che quando canta canzoni altrui (che conosciamo benissimo e sentiamo filtrate da quella sua voce) ancora di più capiamo quanto la sua personalità sia forte: riconosciamo quei testi, riconosciamo quella musica, ma capiamo quanto di proprio metta in campo Sarah Jane. Voce incredibile, dinamiche, interazione con i suoi bravissimi chitarristi, musicalità da vendere, tutto parla di una personalità spiccata, di passione, di impegno, di carattere. Quando intona “Take a little piece of my heart” ci si emoziona. Si, abbiamo tutti in mente Janis Joplin. Ma questa è “Take a little piece of my heart” di Sarah Jane Morris, e la cantiamo con lei tutti insieme con lo stupore di ascoltarla quasi per la prima volta. Arriva sul palco Avishai Cohen e i loro duetti sono incredibilmente lirici, fino ad arrivare, al bis, alla lacerante e struggente interpretazione di “Fragile”, alla quale partecipano anche Rosario Bonaccorso e Roberto Gatto. Non capita spesso di ascoltare qualcosa di così intenso, e la piazza intera canta, applaude. Il PercFest arriva al gran finale in un crescendo di pathos comune.
Tutti sul palco, il pubblico ed i musicisti intonato la canzone che tradizionalmente chiude questo e si ha la sensazione netta che ancora una volta Laigueglia parli direttamente con Naco Bonaccorso. Il tutto con gioia e con la bellezza di immaginarsi insieme ancora qui l’ anno prossimo. Il PercFest chiude in bellezza, e l’ estate può cominciare.

 

 

 

 

 

 

 

 

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