Tri(o)Kàla scaccia il maltempo e scalda il pubblico in piazza

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Marcotulli Piraino

Rosario Bonaccorso, creatore, direttore ed artistico, e anima del PercFest – Memorial Naco ha un’aria tranquilla, fiduciosa, rilassata mentre fino alle 20:45 piove, tuona, lampeggia e tira un vento che riesce a sollevare gli oggetti.
Lo guardo sorridere e mi chiedo come faccia ad essere così serafico quando, nella mia mente, sta per saltare la prima serata di Jazz al PercFest: il festival è all’aperto, le sedie già sistemate in piazza imbarcano acqua, e Rita Marcotulli è lì, pronta con le partiture in attesa di suonare. Ma anche lei è abbastanza tranquilla, mi pare.

Ad un tratto, smette di piovere, così d’improvviso. Il vento continua, ma la pioggia ed i tuoni improvvisamente spariscono. Sono seduta ad un tavolino e vedo i ragazzi della Escola de Samba di Serrinha Raiz, Chris Quade Couto e Marco Catinaccio che si preparano ad entrare in scena.
Vado in piazza ed è piena di gente già pronta e seduta, le percussioni cominciano a suonare, i ragazzi salgono sul palco e il PercFest comincia! Festoso, chiassoso e vincitore sul maltempo.
Rosario non ha smesso mai di scherzare e sorridere e capisco perché questo Festival è così speciale: ha un’anima positiva, ha dalla sua parte la sicurezza che ha chi sente la musica come forza vitale. Magari pioverà, ma non ci fermeremo comunque… il premio è che smette di piovere. Mi piace pensare che sia proprio così.

Fatto sta che la Escola de Samba crea l’atmosfera giusta (che bravi questi ragazzi che in pochi giorni sotto la guida sapiente dei loro maestri hanno messo su un piccolo spettacolo festoso) e lo spettacolo comincia.
Sale sul palco Danila Satragno, Vocal Coach al Memorial Naco con il suo corso di canto, grande amica e preziosa collaboratrice del PercFest: con il suo e la sua voce potente e modulata trascina il pubblico nel Jazz più tradizionale ed amato, quello di pezzi immortali come “Caravan” o “I remember Clifford”, o “Come rain or come shine” .
E’ già passata più di mezz’ora oramai il tempo è stabile.
Rosario Bonaccorso sale sul palco e annuncia il evento di stasera: Rita Marcotulli, Ares Tavolazzi e Alfredo Golino sono pronti a salire sul palco, attesissimi da una platea che ha fiduciosamente, come Rosario, sfidato il maltempo.

Ore 22:30

TRI(o)KàLA

Rita Marcotulli, pianoforte
Ares Tavolazzi, contrabbasso
Alfredo Golino, batteria

Rita Marcotulli porta in scena il nuovo Trio e ancora una volta si rinnova in cerca di nuove suggestioni espressive: non l’abbiamo mai vista ripetere sé stessa, nonostante il suo stile ben definito, personalissimo.
Con Ares Tavolazzi e Alfredo Golino percorre un nuovo suggestivo viaggio nei suoni fatto di trame armonico – ritmiche serrate, intense, fitte esaltate da momenti improvvisi di “quasi” silenzio.
Dietro c’è musica scritta con dovizia di particolari, raffinatezze che si colgono se si decide di fare estrema attenzione al dipanarsi della musica. Se invece si decide di abbandonarvisi si viene trascinati in un viaggio che si svolge rileggendo brani essenzialmente pop con una freschezza tale da farli sembrare inediti. Ma anche brani originali scritti apposta per questo Trio di vecchi amici che fanno nuova musica.
L’improvvisazione è saldamente intrecciata alla musica scritta, tanto da creare un organismo sonoro unico che funziona perfettamente, proprio perché composto da due parti complementari, che si mescolano fra loro senza nette distinzioni: ed è questo che rende particolare tutto il concerto.
I tre musicisti riescono a quadrare il cerchio mantenendo intatta ognuno la sua  personalità ben definita trovando un punto di incontro proficuamente creativo. Ognuno fornisce una chiave interpretativa agli altri, il materiale a disposizione è ricchissimo e nulla viene sprecato: la batteria esuberante di Golino, il contrabbasso intenso di Tavolazzi, il pianismo in continua ricerca di soluzioni timbriche di Rita Marcotulli danno alla musica un apporto reciproco fatto di bilanciamento tra mondi sonori diversi.
Cito “I’m calling you”, ad esempio: il tema è affidato inizialmente al contrabbasso, gli fa da sfondo il pianoforte, con un ostinato potente che poi si trasforma e si espande e si sviluppa in modo inaspettato. Le spazzole sul rullante soffiano, rendendo l’ atmosfera suggestiva, e contrastano con la pienezza del piano e del basso. A tutto ciò, con un gusto estetico particolare ed elegante, si aggiungono effetti elettronici che rendono il tutto quasi impalpabile.
“Sunny”, altro brano celeberrimo, comincia in forma di ballad e si concretizza mano a mano su un altro tipo di atmosfera, densa, energica, magica, perfino. Anche qui l’improvvisazione del pianoforte è strutturata nella totale libertà della mano destra su un severo ed intenso ostinato della mano sinistra. Cellule melodiche ipnotiche vengono reiterate e passano da pianoforte a contrabbasso a pianoforte e si trasformano in ritmo sulla batteria.
Rita Marcotulli ha un modo molto femminile di scrivere e fare musica, ove “femminile” va inteso nel senso di forte, complesso, intenso, coraggioso, che non rinuncia all’importanza del lato emotivo della musica, portato alla luce proprio con il ferreo lavoro compositivo che c’è a monte, e che ha come risultato una espressività non comune.
Un Jazz articolato, cangiante, d’impatto e che ha entusiasmato il pubblico di Laigueglia, che si merita un bis bellissimo con “Anima”, di , artista con cui sia la Marcotulli che Golino hanno collaborato e che viene ricordato musicalmente con un affetto tangibile ed emozionante.
Il Festival continua! E se continua così, andrà bene per forza. A domani!

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