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John Surman – “Saltash Bells” – ECM 2266

Non è certo la prima volta che ascolto un disco inciso da John Surman in splendida solitudine, eppure il musicista inglese riesce sempre a stupirmi, a meravigliarmi per la straordinaria forza creativa che sembra non conoscere l’usura del tempo. Le composizioni di John sono sempre fresche, brillanti, a volte addirittura gioiose a testimoniare l’evidente piacere dell’artista nel concepire e produrre musica, piacere che fortunatamente si prolunga oramai da molti anni. Anche questo disco non sfugge alle suddette regole: Surman appare in splendida forma sia come compositore sia come esecutore. Dal primo punto di vista, John scrisse questa musica come colonna sonora di un film-documentario del regista norvegese Odd Geir Saether ispirata dai luoghi della gioventu’ e forse proprio per questo si avverte, maggiore che nel passato, l’influenza della musica folkloristica e soprattutto una felice della melodia. Così il brano che dà il titolo all’intero album si riferisce all’eco delle campane della chiesa di Saltash che risuonavano nella vallata del Tamar ai confine tra Cornwall e Deon mentre “Whistman’s Wood” evoca la foresta pietrificata di Dartmoor. Comunque al di là degli intendimenti più o meno evocativi e/o descrittivi di Surman, resta il fatto che la sua straordinaria capacità strumentale , oltre che improvvisativa e inventiva, riluce con chiarezza anche in questo episodio discografico. Lo si ascolti con quanta perizia adoperi il baritone in “Glass Flower”, o come si muova splendidamente sulle chiavi del soprano in “Triadichorum” e come in generale sia capace di utilizzare i moderni mezzi a disposizione (dalla sovra incisione agli strumenti elettronici) senza fornire la benché minima impressione di falso, di costruito. Anzi! Anche le parti improvvisate, numerose, si inseriscono perfettamente nel contesto generale creato da Surman al quale bastano davvero poche note per esprimere tutto un mondo. Insomma a molti anni di distanza dal suo ultimo album in solo, John Surman dimostra di essere ancora un artista moderno al passo con i tempi e capace di esprimere in musica la sua interiorità.

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